venerdì 29 luglio 2011

I’M SO HAPPY I’M GONNA DIE!!!!!


I’M SO HAPPY I’M GONNA DIE!!!!!
(from Despicable Me, that scene is so cute!!!)
Non posso non essere felice, non posso neanche lamentarmi: è proprio lui fatto così, o lo accetto tale e quale o niente. E io accetto eccome! Sia chiaro: gli parlerò. Gli farò sicuramente notare che per me non è facile capire né accettare certe sue mancanze, ma lo farò con garbo e quando capiterà l’occasione.
Ora, passiamo a noi. Ieri sera tornata dal lavoro ancora non avevo avuto notizie. Arrivato, non arrivato, chissà. Casa da fuori sembrava vuota. Mi son fatta la mia cena, poi mi sono decisa a stirare un po’, pensando che, se anche non l’avessi sentito ieri sera, l’avrei poi sicuramente visto il giorno dopo, e le occasioni per stirare si sarebbero fatte molto più rare e meno allettanti.
E’ incredibile come sappia se è lui o non è lui quando il telefono fa “Bip-Bip! Bip-Bip!”. Calma, l’ho preso, immaginando la frase che ci avrei trovato. Oh, c’ho azzeccato in pieno. “I’m back”, recitava. Anche se me l’aspettavo, improvvisamente è venuta a me, l’idea di aspettare a vederci l’indomani. Freddamente gli ho risposto “Welcome back! Hope yout trip was ok”. Lì si è allargato un pochino, dicendo che casa sua era così pulita (chissà perché, ma perlomeno se n’è accorto) e ringraziandomi per le cose che gli ho portato dall’Italia, e dicendomi che aveva anche lui un regalo per me. Mentre era là un giorno mi aveva mandato un link per articoli di pasticceria in silicone, dicendomi che voleva essere una sorpresa ma non sapeva cosa mi servisse e quindi chiedendomi di scegliere. Avendo già tutto e non volendo accumulare troppa roba qui gli avevo chiesto di lasciar perdere. Quindi non sapevo che cosa mi avesse portato.
Poi, silenzio. Si son fatte le dieci e ancora nulla. Io non gli avrei chiesto di vederci neanche morta, anche perché non mi sentivo proprio una dolce metà, al momento. Poi non ce l’ho più fatta e, pensando che non lo avevo certo incoraggiato a chiedermi di vederci, gli ho chiesto se riusciva a dormire. Risposta: “Not sleeping yet”.
Ok, ultimo consiglio per addormentarsi (a parte la botta in testa che gli avrei tirato in quel momento), e poi basta, mi arrendo, e fanculo. E finalmente, dio santo, mi dice “I want to see you now”. Alla buon’ora, cacchio! Ce n’è voluto, eh!!
Sono andata io da lui, pensando alla fredda accoglienza che avrei ricevuto. “Hey dude, how are you?”.
Ha aperto la porta, si era appena docciato, abbronzato e a petto nudo, profumato, accidenti! Già un pochino più debole ma no, no No! non posso ammorbidirmi, diamine!! Resto gelidina e molto, molto composta. Per essere un’italiana del segno dell’ariete, o imparo in fretta o ho un’ottima capacità di imitazione.
E poi, è lui il più tenero. Mi fa sedere e mi dice che vuole mostrarmi tutti I doni. La prima cosa che tira fuori sono le medicine per il mal di testa, l’unica cosa che gli avevo chiesto. E poi, è tutta una sorpresa.
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Pian piano tira fuori 2 pacchi di caffé hawaiiano vanilla e macadamia (uno dei quali era veramente ‘per la mia amica’ blogger Laura, a cui devo un favore e a cui l’avevo promesso), 1Kg e 100 grammi di Reeses, che per chi non li conosce sono degli Smarties ma con dentro il burro d’arachidi (ODDIO!!! UN CHILO!!! SONO ROVINATA!),
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poi le carte per giocare a Truco, un gioco argentino che mi ha insegnato e che ci ha occupato tutta la scorsa estate, una crema solare dalle Hawai’I, un mini spremi-agrumi carinissimo, che non ti fa sporcare le mani, e poi. Quelli importanti.
Mi tira fuori un libro, vecchio, usato, che profuma di cucine lontane, nel tempo e nello spazio, quei libri che hanno fatto la storia di una cucina, di una famiglia, su cui I bimbi golosi hanno lasciato impronte appiccicose, un libro che è stato messo sul tavolo per essere letto a mano a mano che si buttavano gli ingredienti nella ciotola, un libro di quelli che io ritengo affascinanti. Un libro che è del 1976, che è stato di sua nonna, che l’ha passato a sua mamma. Il libro da cui viene il Banana Bread, la Pumkin Pie, e I Cinnamon Rolls, e tante altre tipiche ricette che lui ricorda con l’acquolina. Il libro che la sua mamma ha deciso di lasciare a me adesso. Dicendo che, se avevo quello, non potevo averne anche un altro, che però è nuovo ed è la raccolta di tutte le ricette più tipiche del Minnesota.
Ero talmente emozionata che sono rimasta senza parole, e giuro che non è da poco. C’era pure un libro di piante. E poi, un pensierino da sua nipote, 4 anni e mezzo. Credo sia un portagioie, fatto a mano, lo apri facendo scorrere il coperchio e dentro ci sono due fosse, immagino per metterci qualcosa, anche se non so se troverò qualcosa di abbastanza piccolo. Isn’t that cute??
Insomma, in quel momento non ho avuto più alcun dubbio sul fatto che gli fossi mancata, che mi avesse pensata, e che avesse parlato di me alla sua famiglia.
E poi è stato dolcissimo. Era stanco, l’aereo da New York ha avuto anche un problemino (è andato in tilt il pilota automatico e c’è voluto un bel minuto prima che il pilota umano riprendesse il controllo), ma è stato a-do-ra-bi-le.
Ho dormito lì, col sorriso, me lo sentivo proprio, e quando è suonata la sveglia si è girato per abbracciarmi a mo’ di koala.
Insomma… My love is back.

mercoledì 27 luglio 2011

Esame di comportamento a distanza: Bocciato!

La mia vacanza in Italia è stata una manna dal cielo dopo una brutta infuenza, una congiuntivite, l’assenza da qualche giorno del compagno, la prossima definitiva partenza di alcuni amici, un clima costantemente deprimente.
Ho passato tantissimo tempo con mia mamma, che si è presa vacanze, e anche parecchio tempo con mio papà. Dopo le prime 4 ore ero talmente sotto shock che mia madre voleva darmi il Lexotan, ma poi le cose sono migliorate e abbiamo anche passato insieme una mattinata piacevolissima.
L’operazione agli occhi è andata bene, adesso la secchezza ancora non si è risolta del tutto ma pian piano migliora.
Non ho fatto proprio tutto quel che avrei voluto fare, né ho visto tutte le persone che avrei voluto vedere, ma sono andata via soddisfatta e anche un po’ triste, l’idea di tornarmene qui, con sto tempo angosciante e da sola non mi piaceva proprio.
Col Professore, beh… Il rapporto a distanza non fa proprio per noi. Posso contare su una mano le volte che ci siamo sentiti a voce, e su due mani le volte totali in cui siamo stati in contatto, e I giorni che abbiam passato lontani sono oggi 40. Ho passato alcuni momenti veramente giù, qualche lacrimuccia è pure scesa sul mio cuscino di casa, come ai vecchi tempi del Gaijin, del Vj, e chi vuole continuare?
E poi arrivava una mail, o una telefonata nel giorno dell’operazione, ed era sole di nuovo. Non si deve neanche giustificare, l’ho già fatto io. Sua mamma è stata portata d’urgenza in ospedale tre volte in queste settimane, e lo stesso suo nonno, e credo che, dopo I primi giorni di relax, lui abbia avuto un periodo persino più stressante di quello che aveva qui.
Non ho mai avuto problemi a giustificare chiunque per confortarmi e non sentirmi ‘assillante’, non ho mai avuto difficoltà a mettermi nei panni altrui, anzi… Mi riesce particolarmente facile. Quello che invece sembra nessuno che io conosca dal punto di vista sentimentale sappia fare è mettersi nei panni miei e capire come mi sento. Non sapere cosa sta succedendo, come sta andando, non sapere se prepararmi per una brutta notizia e pensare a come confortarlo, o se posso essere ottimista e distrarlo quando mi chiama, è stato stressante quasi come viverlo in prima persona. Non avevo neanche voglia di mangiare, nonostante mi trovassi in Italia dopo quasi un anno dall’ultima volta.
Non c’era molto che avrei potuto fare per lui, e immagino che le sue giornate fossero a dir poco terribili, e che fosse stanco, e che non avesse alcuna voglia di attaccarsi al computer, tuttavia there’s something wrong, non sembra giusto, se io mi fossi trovata dall’altra parte lui sarebbe stata l’unica cosa della giornata che sarebbe riuscita a farmi vedere un po’ di luce, a farmi uscire un sorriso, a tranquillizzarmi. Sarebbe stato il porto della mia giornata, quello nel quale attraccare per sentirsi al sicuro, sentire che tutto andrà bene e che, se anche non fosse, ci sarà qualcuno pronto a prendersi cura di me.
Lui non è certo una persona su cui posso contare dal punto di vista delle parole, non dice ti voglio bene, non dice mi manchi, non dice sei importante, non dice sei bella. Però quando è qui fa delle cose che parlano da sé, e io non ho nessun bisogno di semplici parole che in realtà non dimostrano niente.
"Saying "I love you"
Is not the words I want to hear from you
It's not that I want you
Not to say, but if you only knew how easy
It would be to show me how you feel
More than words
Is all you have to do to make it real
Then you wouldn't have to say that you love me
'Cause I'd already know”
Però quando si è lontani se non si tratta di parole si tratta di chat, telefonate, mail, qualcosa che possa rendere la distanza meno insormontabile. E io invece una cosa mi aspettavo, e non l’ho avuta. Immaginavo che mi avrebbe chiamata spesso, che mi avrebbe implorata di accendere la webcam perché voleva vedermi, che io avrei accettato, che lui mi avrebbe mostrato le sue nipoti, che mi avrebbe mandato qualche foto, che mi avrebbe scritto di più. E invece non c’è stato nulla di tutto questo. E vedere che persino mia sorella l’ha notato, e mi ha chiesto con aria incredula se lo sentissi mai, mi ha causato un grande dispiacere. Per tutto questo tempo I never felt missed, or loved, or needed.
Lo scorso weekend pensavo sarebbe stata durissima, invece sabato sera alla fine siamo usciti con G., Walid, e poi ho incontrato Sk, ed è venuta fuori una serata pazza come non avevo da tempo. In tanti mi hanno detto che manca la Ele pre-Professore, quella sempre in giro e pronta a far festa. Beh sabato non mi son fatta pregare. Domenica anche mi è passata in frettissima, e la sera ero quasi turbata, mi sentivo in colpa per aver passato la serata con Sk e aver visto che comunque c’è ancora complicità e la cosa mi fa piacere, mi sentivo una brutta sensazione, come se, a forza di tirare la corda, anche il Professore rischiava di perdere quello che gli ho dato finora, come se, anche se più lentamente, anche questa volta finirò per scoppiare. Mi sentivo talmente in colpa che sono andata a casa sua e gli ho pulito l’appartamento.
Oggi sono andata l’ultima volta a casa sua a innaffiare le piante, accendere il frigo e fargli un po’ di spesa, e tornata a casa, mentre mi lavavo I capelli, mi sono resa conto che non so nemmeno a che cavolo di ora arriva! So che parte il 27, quindi per lui domani pomeriggio, ma non ho idea di a che ora atterrerà né di quando lo vedrò, e sono crollata. Ho gli occhi rossi e ho parlato per un’ora da sola dicendogli tutto quello che mi sto tenendo dentro.
Questo non va bene. Anche se tornasse e fosse carino, anche se tutto tornasse alla perfetta normalità pre-partenza, non voglio lasciar correre. Io sono stufa di stare sempre male! Vorrei dirgli qualcosa, almeno per fargli capire che non è il modo in cui dovrebbe essere, e che forse dovrebbe pensare un attimo se è lui che è così, o se sono io che non lo faccio sentire come dovrebbe sentirsi se fosse innamorato e sicuro che vuole stare con me. So che questi discorsi lo farebbero cascare dalle nuvole perchè gli sembrerebbero esagerati, però non mi sembra neanche giusto essere sempre io quella che accetta comprensiva e non pretende mai niente dagli altri. Eccheccazzo!
Benissimo, a scrivere qua mi son sfogata, la crisi è passata e io mi son sentita anche meno stupida a scrivere invece di parlare da sola! Flirt maleSmile with tongue outOpen-mouthed smile

giovedì 23 giugno 2011

Cake salato alle olive e basilico

E’ ormai quasi una settimana che è partito, ma sembra molto di più, forse perché abbiamo passato insieme ogni momento degli ultimi giorni.
Una delle ultime sere mi semntivo particolarmente creativa così, anche se il programma prevedeva gli involtini vietnamiti, ho cambiato all’ultimo e mi sono presentata da lui con un bel plumcake salato. Dire che è stato un successo è poco, era ottimo, lo consiglio a tutti. Facile, veloce, gustoso e perfetto in ogni occasione, in casa propria o da portare da amici. Specialmente adesso che è tempo di picnic, gite al mare, vi salverà un pranzo e farà fare una porca figura!
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Ingredienti:
3 uova
100 ml olio
100 ml latte
180 g farina
sale
pepe
150 g olive nere e verdi
2 fette di scamorza
125 g prosciutto cotto affumicato
parmigiano grattuggiato
1 bustina lievito per torta salate
foglie di basilico

Plumcake Salato Olive e Basilico
Sciacquate e sgocciolate le olive . In una ciotola sbattete leggermente le uova con l’olio e il latte. Incorporate la farina setacciata, le fette di scamorza, il prosciutto affumicato a cubetti, il parmigiano grattugiato e le olive. Regolate di sale e di pepe, il basilico a pezzetti, quindi mescolate aggiungendo da ultimo il lievito.
Versate il composto in uno stampo da cake rivestito di carta da forno  bagnata e strizzata, livellate bene e cuocete nel forno già caldo a 180° per circa 50 minuti (vale prova stecchino).
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Ancora caldo o tiepido è la fine del mondo, freddo non lo so perché noi in due ce lo siamo fatto fuori in pochi minuti, un plumcake intero!! E a lui manco piacciono le olive, eppure… Flirt male
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BASIL AND OLIVES CAKE
Ingredients:
3 eggs
100 ml oil
100 ml milk
180 g flour
salt, pepper
150 g black and green olives
2 slices of Scamorza
125 g smocked ham (cut in pieces)
grated parmesan
16 g yeast for pizza and quiches
fresh basil leaves
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Rinse the olives and let them drain a little. Beat the eggs with the milk and the oil with a whisk. Add the flour, the Scamorza and the smocked ham cut in pieces, the olives, the grated parmesan. Add salt and pepper, stir and add the basil and the yeast at least.
Pour into a bread pan covered with wet and squeezed baking paper, level off and bake in pre-heat oven at 180°C for more or less 50’ (check with a toothpick if the inside is cooked and adjust the oven settings in case you need to).
It’s amazing when it’s still warm, we finished it in few minutes just me and him just because it was too good to let it go.
Perfect for an outside picnic or a beach day, you can eat it cold as well. Trust me you’ll love it!

venerdì 17 giugno 2011

Gone… :(

Non mi piacciono gli addii. Né I saluti, né le partenze. Ho preso in questo da mia madre. Sin da quando sono piccola, ogni volta che si parte o si debbe salutare qualcuno, mi commuovo. Alla fine, ho realizzato che forse non sono io, ma è vedere mia madre piangere, che mi fa piangere. Anyway…
Pensavo di essere diventata più forte, una “dura”, quasi, piangevo di meno per un film drammatico, riuscivo a trattenermi se non ero sola, riuscivo a mantenere il controllo nelle situazioni a rischio commozione quando non sarei mai riuscita prima. La Cina, quest’esperienza, mi ha cambiata, e la relazione col Professore, norvegese-americano, composto, rigido, sicuro di sè, sempre controllato, nelle emozioni e in tutto, mi ha resa un pochino più come lui. E lui un pochino più come me. Siamo nel mezzo, adesso, non ci sono messaggini sdolcinati tra noi, non ci sono frasi mielose al telefono, è tutto molto pratico, nonostante si sia poi dolcissimi e coccolosi nel privato. Ma ora ogni tanto esce un “I want some cuddling”, e l’altro giorno ha persino usato 3 punti esclamativi!!! (forse non sapete che l’utilizzo dei punti esclamativi fuori dai paesi latini è considerato assolutamente superfluo e eccessivo).
Mercoledì mi sono ammalata, mi son svegliata con un mal di gola insopportabile che mi ha impedito di dormire per due notti di fila e mi ha tolto l’appetito e qualsiasi voglia di parlare (non facile), fino a giovedì dopo pranzo quando stavo gelando con 30 gradi e me ne sono tornata a casa con la febbre.
Lui mi ha chiamato chiedendomi se volevo cenare con lui e l’amico danese che si sposa a fine agosto e che viene qui ogni 4-5 mesi. Io gli ho detto di cenare tranquillo e che ci saremmo visti dopo, e lui mi ha detto che preferiva stare con me, quindi è venuto a cena qui. Mentre io tremavo sotto le coperte mentre guardavo Gilmore Girls lui si è fatto tutto il back-up del computer che doveva vendere, poi mi sono addormentata sul divano. E’ stato da me anche se stavo male e avevo paura di contagiarlo, poi al mattino è andato via per lavoro, e io dal dottore. Mi è stata diagnosticata una tonsillite acuta, ma venerdì stavo già molto meglio, anche se ho preferito non uscire. Ho persino fatto dei biscotti.
Mi ha chiamata per chiedermi di unirmi a lui per cena con lo stesso amico danese, e quando non mi ha sentita entusiasta mi ha detto che l’avrebbe fatto felice se fossi andata anch’io, così… cosa dovevo fare?
Abbiamo ricevuto un vero e proprio invito ufficiale al matrimonio, in una pochette di velluto rosso con sopra scritti I nostri due nomi a lettere d’oro (ve lo devo dire? Lui ha buttato la pochette che conteneva la scatolina nel primo bidone che ha visto, al mio urlo “Noooooo!!!!” lui tranquillissimo mi ha detto che non avrebbe buttato l’invito, di stare tranquilla, così ho dovuto dimenticare la prima volte in cui I nostri due nomi sono stati accoppiati), dentro c’era una scatolina lunga, e dentro una pergamena, il tutto bordeaux e oro. Figo. Mi dispiace un po’ non andare al matrimonio.
Comunque, ho fatto compagnia ai ragazzi senza mangiare niente (non ho assolutamente fame, non capisco), ma non è stata una buona idea perché hanno mangiato fuori e io stavo morendo dal freddo. Sulla strada di casa A. mi ha ringraziata per essere andata con loro, mi ha detto che anche se non avevo mangiato niente e avevo preso freddo l’avevo però fatto felice (??? what’s going on here????).
A casa poi stavo di merda. Non riuscivo neanche a respirare perché poi ingoiare saliva faceva malissimo. Ho dormito più o meno, e alle 7 è suonata la sveglia. Il giorno è arrivato.
C’era una cosa che avrei voluto dirgli negli ultimi giorni ma non ce l’ho mai fatta. Già due volte ultimamente, al ritorno dai bar il venerdì sera, mi tira fuori il discorso “lasciare la Cina”, e la seconda volta mi ha anche chiesto se io sarei disposta ad andare con lui, nel caso trovasse un’opportunità. Quando me l’ha chesto, però, non eravamo soli, lui era un po’ brillo, e mi sono rifiutata di prenderlo seriamente. Insomma, questa è una cosa seria, e volevo che me lo chiedesse come si deve.
Beh, domenica scorsa l’ha fatto. Eravamo al Kona, per un caffè, e mi cercava di dire come si sentiva, ma non trovava le parole. Quando le ho trovate io, per esprimere quello che provava, si è stupito che lo capissi così bene, e poi l’ha sparata. Mi ha detto che, anche se prima non avrebbe mai voluto vivere in Minneapolis, perché fa freddo troppi mesi, e perché voleva andare da qualche altra parte più calda e più cool, è arrivato al punto da averne talmente le palle piene della Cina e di certe cose qui, che sarebbe disposto, pur di andarsene, a prendere in considerazione qualsiasi città. E poi mi ha chiesto, se lui trovasse un’occasione negli States, se io andrei con lui o tornerei in Italia. Io mi sono limitata a fissarlo per un po’, senza saper cosa dire, mentre la testa mi girava, e alla fine mi è uscito un “No, I wouldn’t go back to Italy” balbettato. Insomma, I freaked out.
Avrei voluto dirgli che con lui andrei ovunque, ma che la cosa mi spaventa perché dovrei essere dipendente da lui, e questo potrebbe portare stress e problemi, e fights, e incomprensioni, e potrebbe rovinare la nostra relazione. Che mi spaventa che vivendo insieme lui scoprirebbe un sacco di cose di me che non sa e che non gli piacerebbero. Che non voglio che mi chieda di andare con lui solo perché sono la sua ragazza adesso. Avrei voluto dirgli che con lui sarei pronta ad andare ovunque, anche in Alaska, a una condizione: che lui voglia che io ci vada non perché al momento sta con me, ma solo se, anche se non mi conoscesse, anche se non ci fossimo mai incontrati, io fossi quella che lui vorrebbe incontrare. Solo se, anche senza sapere che io esisto, sono io quella che lui vorrebbe che fosse la sua ragazza. Non so spiegarlo, ma non importa. E poi mi dico che è stupido, che dovrei pensare di meno, che complico le cose, e che non è mai il momento buono per esprimere certi concetti, soprattutto quando si è malati e più sensibili e più a rischio pianto soprattutto se lui sta partendo.
Stamattina abbiamo preparto le ultime cose per il suo viaggio, poi lui mi ha abbracciata e mi ha detto “I’m gonna miss you… I’ll miss you a lot”, e mi ha detto che non voleva lasciarmi e non era felice, ma era contento di potersene andar via da qui per un po’.
Alla macchina, abbiamo ristretto I saluti al minimo. Solite cose, mi ha detto che mi chiamerà, gli ho fatto le mie raccomandazioni e poi gli ho detto di cercare opportunità perché, giusto perché lui lo sappia, andrei negli States con lui, se lui volesse. Lui ha sorriso, ha davvero sorriso, e mi ha detto “Well, let’s try to find an opportunity then”. Bacio veloce e via, ho girato I tacchi e son partita spedita verso casa. Ho sentito che stavo per piangere e a me paice piangere da sola e non vista.
Ma non ero diventata una “dura”? Un piantino me lo sono fatta, e mi son stupita. Non c’è motivo, è solo l’idea di stare lontani per 37 giorni. Mi manca già. Mi mancherà quando vedrò la sua casa vuota, mi mancherà sapere che posso anche non affrettarmi dalla palestra perché non ci sarà la possibilità che lui mi chiami per un film o per cena. Mi mancheranno le nostra chiacchierate, mi mancherà il suo faccione, mi mancherà addormentarmi con lui vicino che fa mille versi strani mentre dorme. Mi mancherà restare abbracciati sul divano ascoltando musica fino ad addormentarsi. Mi mancheranno le lezioni di cucina. Mi mancherà andare con lui a cercare I regali per le sue nipoti, ascoltare le telefonate con sua mamma or the little girls.
Ma sono felice, sono felice per quel sorriso quando gli ho detto che sono pronta a seguirlo. Sono contenta che lui sappia che può contare su di me nella sua vita, ovunque sia.
Domani alle 10 mi chiamerà, dall’altra parte del mondo.
Buon viaggio, Professore.

Coffee Choc Cheesecake


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Il 5 giugno è stato il compleanno di alcuni amici, e I giorno sarebbe stato il compleanno del mio Professore, e qui era pure vacanza nonostante fosse un lunedì quindi si è deciso di festeggiare in qualche modo. E sarebbe stato anche il nostro primo anniversario. Beh oddio, non proprio, nel senso che non abbiamo mai avuto una data, siamo stati insieme la prima volta alla mia festa di compleanno, poi c’è stato il casino di Ivan e la danese, poi la chiacchierata famosa, e il periodo di riflessione che gli avevo chiesto di prendersi per decidere cosa voleva fare con me.
E poi c’è stata Shanghai, dove qualcosa è già cambiato, e da lì in poi ci siamo avvicinati sempre più ed è cominciata una relazione, anche se mai ne è stata fatta parola, e dall’esterno non era così palese. Ma a ottobre, quando gli avevo fatto la battuta e lui mi aveva risposto che ero già la sua ragazza, ho capito che in effetti sì, la nostra relazione era in corso già da un po’, semplicemente era ancora in crescita, ma era già bell’e che avviata da mesi.
Ma la sera in cui è cominciata, per me, è stata la notte tra il 5 e il 6 giugno, quando, dopo una giornata in spiaggia e la cena a casa di Maggie, lui era venuto a casa mia e aveva dormito lì ed eravamo stati insieme dopo settimane in cui ci eravamo frequentati senza che succedesse niente, perché era il tempo in cui poteva pensare a cosa voleva. Insomma… quella sera è, per me, il nostro vero inizio. E poi, è facile da ricordare.
Non abbiamo festeggiato molto, anche perché lui tutte queste cose mica le sa, quindi torniamo ai compleanni degli amici…. Abbiamo fatto un BBQ a casa di una coppia milionaria (non vi dico che casa), ed è statao carinissimo, con una degustazione di vini e degli scherzi divertenti, peccato solo che il tempo facesse pena, ma ci siamo comunque goduti la terrazza, sdraiati sui divani, bagnati da quella pioggerellina fine fine, mentre I miei capelli si increspavano piano piano.
Ma adesso, il dolce! Foto fatte con un cellulare, chiedo scusa, ma ma la torta è stata un successo quindi la posto.

Ingredienti:
per la base
250 g Digestive
100 g burro fuso
50 g cioccolato fondente

per il ripieno
500 g Philadelphia (se avete la ricotta, meglio fare metà e metà)
120 g zucchero
pizzico di sale
1 cucchiaino bicarbonato
2 cucchiai di amido di mais
3 uova
250 g yogurt bianco o al caffè
100 g cioccolato fondente
1,5-2 tazzine di caffè freddo

per la glassa:
200 g cioccolato fondente
un pezzetto di burro
un poco di latte/panna

Tritate I biscotti col cioccolato, poi unite il burro fuso e mescolate bene; versate il composto in una tortiera da 22-24 cm (la mia era da 26, way too much) col fondo rivestito di carta da forno e I bordi imburrati e fate una base, livellando bene. Mettete in frigo.
Accendete il forno a 180°.
Preparate il ripieno, lavorando il formaggio con lo zucchero, poi aggiungete man mano il sale, il bicarbonato e l’amido di mais setacciati, le tre uova una per volta, lo yogurt, il caffè. Non serve sbattere tanto, basta amalgamare il tutto. In ultimo, aggiungete il cioccolato tritato abbastanza grossolanamente e mescolate.
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Versate il tutto sopra la base, cuocete per 15’. Poi abbassate la temperatura a 120° e proseguite la cottura per un’ora e 15’, o fino a che scuotendo la tortiera vedrete che la cheesecake è abbastanza solida (a parte al centro).
Lasciate raffreddare.
Scaldate gli ingredienti per la glassa a bagnomaria finché otterrete una cream liscia, fate intiepidire poi versatela sulla torta. Mettete in frigo e poi decorate a piacere.
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La torta è strapiaciuta a tutti, anche se avrebbe potuto essere molto meglio (teglia più piccola, torta più alta), ma la consiglio, soprattutto agli amanti del caffé.
La sera il Professore mi ha fatto trovare dei deliziosi macarons, leggeri come nuvole, accoppiati con una deliziosa crema al caffè… Mio regalo di anniversario, presumo. Il suo regalo di compleanno è statao la macchina per il caffè espresso PRESSO, che voleva da tempo, con due tazzine prese da Starbucks con le scritte China e Qingdao sopra, per ricordo. Dire che ha apprezzato non è abbastanza, l’ha adorata!!!

COFFEE-CHOC CHEESECAKE
for coffee and cheesecakes’ lovers

Ingredients:
for the base:
250 g Digestives
50 g grated chocolate
100 g melted butter

for the filling:
500 g Philadelphia (half Philadelphia and half ricotta would be better, but here ricotta is crazy expensive)
100 g sugar
a pinch of salt
1 tsp baking soda
2 tbsp cornstarch
3 eggs
vanilla extract
250 plain yogurt
1,5-2 small cups of espresso coffee
100 g ground chocolate

for the topping:
200 g bitter chocolate
a little piece of butter
a little milk/cream

Grind the chocolate together with the Digestives, then mix with the butter and make the base pouring the compound in a 22-24 cm baking pan (cover the bottom with baking paper and grease the edges with butter). Press and level, then cool in the refrigerator for half an hour.
Heat the oven at 180°C.
Prepare the filling. Beat the cheese with the sugar, then add the cornstarch, the baking soda, the salt, then the eggs, one at a time, the vanilla, the yogurt, the coffee. Mix until smooth (not for too long). Add the chocolate and stir. Pour it on the cool base, level and bake for 15’. Then decrease the temperature to 120°C and cook for an hour and 15’ or until it thicken enough that if you shake the pan, it moves only a bit in the centre.
Let it cool.
Heat all the topping ingredients in a bain-marie, when it’s melted let it cool a bit, then pour it on the cake. In the refrigerator until it’s time to enjoy!

giovedì 2 giugno 2011

Pollo pomodoro e olive e carinerie

Ragassuoleeeeeeeeeeeeeeee!!! Ma quanto tempo!! Non sono sparita, no-no… Ma sto lavorando sodo, e sembra che stia facendo proprio bene. Il mio capo che è anche uno dei miei migliori amici qui a Qd è bravissimo, finora siamo andati d’accordo anche sul lavoro. Poi il lavoro è stimolante… finalmente ho degli obiettivi da raggiungere e delle misure da prendere e se ho successo mi viene riconosciuto! Insomma… Sono proprio contenta di avere accettato, finora sono tremila volte più felice. Lavoro sodo quando c’è da fare ma scappo alle 17,30 se ho finito in tempo.
Col Professore sempre a meraviglia… Tornerà a casa il 17 giugno e ci starà per 16 giorni… Non oso pensare a stare qui senza di lui. Ancora non sappiamo cosa faremo a fine agosto, ma gli ho proposto la Sardegna e lui sta già cercando sistemazioni, e mi ha pure detto che se i miei si preoccupano tanto di pagare di più se aspettiamo troppo a prenotare, potremmo pagargli noi uno dei due biglietti. Io non ci ho creduto due secondi, ma è stato carino a dirlo.
La scorsa settimana ha riorganizzato tutta la cucina spostando tutto il contenuto dei mobili alla mia portata, così non devo prendere la sedia e arrampicarmi ogni volta che mi serve un piatto. Io l’ho trovata una cosa dolcissima. Ultimamente sono sempre io da lui perché sotto casa sua hanno finito i lavori, ma l’altra sera mi ha detto che sarebbe venuto lui da me, e l’ha fatto perché pioveva, e non voleva farmi uscire con la pioggia.
Venerdì mattina alle 6 sono andata a correre quindi la sera ero stravolta ma ti pareva alla fine è venuta fuori una bella serata e quindi ho tenuto duro. Di nuovo siamo stati insieme tutta la sera, il locale era strapieno di gente che conoscevamo ma siam finiti per parlare fitto fitto noi due. Poi si è avvicinata una tipa, che conosciamo, che ci ha detto che si è lasciata col ragazzo. Era un po’ brilla e ha iniziato a comportarsi in maniera un po’ ambigua e parlando di lavoro alla fine ha pure voluto scambiarsi i numeri con lui, chiedendomi candidamente se non mi desse fastidio. Io ero lì e lei parlava a entrambi quindi non aveva senso incazzarsi o preoccuparsi, ma mi sono accorta che anche lui era stupito, soprattutto quando la cosa ha raggiunto il limite e lei per far vedere qualcosa è andata dietro di lui e l’ha abbracciato da dietro, davanti a me. Credo che la mia faccia impassibile abbia fatto trapelare la voglia di tirare cazzotti perché ho mantenuto un sorriso di ghiaccio per tutto il tempo, e appena lei se n’è andata lui è stato particolarmente carino con me e  non mi ha mollata più, per tutta la sera. Abbiamo parlato lì, al bancone del bar, di matrimonio, anelli, engagement, vestiti, etc… Siamo sulla stessa corda. Alla fine lei è tornata e ci ha chiesto: “You don’t hang out enough you two?”, facendoci notare che sembravamo esserci soltanto noi due per l’altro, nel locale. Lui le ha risposto che mi vede solo nel weekend, ma non è vero… Passiamo quasi tutte le sere e le notti insieme.
Sulla via di casa lui cercava di dire qualcosa, ma poi si interrompeva e diceva che “Era un po’ brillo” e forse non doveva parlare, e alla fine mi ha detto che stava facendo un piano di uscita dalla Cina. Io come al solito ascolto, tranquilla, con commenti brevi e in apparenza molto oggettivamente esterni. E lui a un certo punto mi ha chiesto cosa ne pensavo sul fatto di andare via dalla Cina. E io, aniché dirgli che sarei pronta a seguirlo ovunque, se me lo chiedesse, gli ho detto in modo super prosaico che ovvio che mi piacerebbe, ma senza soldi e lavoro come farei? Al che lui si impappina perché magari non è la risposta che vorrebbe sentire e finire la cosa dicendomi di tenermi in contatto con Alessia, che si trasferirà in California a luglio (!!!Open-mouthed smileIsland with a palm treePizza!!!), per sapere come farà per il visto e il lavoro.
Sono anche stata presentata in diretta Skype a sua sorella (che penserà che sono una stupida sciocca, perché mi vergogno tanto e non spiccico mai parola) e alle sue nipoti, che l’ultima telefonata erano particolarmente di buon umore e loquaci con lui. Sua sorella gli ha anche detto che potrebbe andare a casa e portare anche me.
Basta chiacchiere e ricetta adesso! Perché non si dica che anche io non gli dimostro quanto lo apprezzo. Ho cucinato questo pollo con quello che ho trovato in casa, e il risultato mi è piaciuto tanto che glil’ho subito portato per cena, insieme a in salata, pane, e dessert. Gli ho anche promesso che glielo insegnerò.
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Ingredienti:
2 petti di pollo a cubettoni                    -2 chicken breasts, cut in pieces
2 spicchi d’aglio                                                               -2 garlic cloves
vino bianco                                                                              -white wine
sale, pepe, erbette aromatiche miste               -salt, pepper, herbs mix
olio                                                                                                      -oil
pomodorini ciliegia pelati in scatola     -1can of peeled cherry tomatoes
basilico                                                                                            -basil
olive verdi snocciolate                                                         -green olives

Scaldate olio con l’aglio, aggiungete il pollo e fatelo rosolare bene da tutti I lati, dopodiché sfumate col vino bianco, e lasciatelo evaporare.
Aggiungete la scatola di ciliegini pelati, un po’ d’acqua se troppo densa, sale, pepe, erbette, basilico e olive.
Lasciate cuocere coperto, girando di tanto in tanto, fino a raddensamento.
Io avevo fame ed ero stufa di aspettare così ho assaggiato, era cotto ma leggermente troppo liquido il sughetto, così ho aggiunto una spruzzata di farina fino al risultato desiderato.

Heat oil with the cloves, then add the chicken and let it roast a little on every side. Pour a little wine and let it evaporate.
Add the tomatoes can, a little bit of water if too thick, salt, pepper, the herbs mix, basil and the olives.
Let it cooked covered until thicken.
I was starving and tired of waiting so I tried it, it was done but the sauce a little too liquid so I add a little bit of flour and mix it until I got what I wanted.
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Perfetto con una bella insalatina fresca e pane per fare scarpetta.
It was perfect with a little lettuce salad and some bread for the 'italian ‘scarpetta’. You gotta try that.
Simple, easy, light, fast, tasty. Enjoy!
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Il Professore se l’è spazzato per cena, e si è portato il resto come baracchino per il pranzo del giorno dopo, con tanto di insalata e pane e forchettina. Tenero! E così io il giorno dopo ero senza cena… Confused smileThinking smileRed heartIn love!
Cosa non si fa…!Winking smile
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